Quanti sostantivi seguono l’aggettivo digitale? A esempio tecnologia, ambiente, azienda, innovazione, strumento e certamente tanti altri. Questo articolo, pubblicato su Stanford SOCIAL INNOVATION Review, porta alla luce il binomio cultura digitale e ci fa riflettere sulla necessità di un suo sviluppo nelle organizzazioni: i quattro autori ci accompagnano così in un viaggio alla scoperta del tema attraverso una ricerca realizzata in quattro anni, con 16.000 sondaggi e 75 interviste svolte con organizzazioni leader del mercato.

 

Come e, soprattutto, perché parlare di cultura in relazione al digitale oggi? La cultura rappresenta “il modo in cui le cose vengono fatte qui” e pensando alla trasformazione digitale che i luoghi di lavoro stanno vivendo, le organizzazioni sempre più dovranno comprendere come poter operare efficacemente in un mondo digitale che quindi è agile, sperimentale, tollerante al rischio e collaborativo. E non basta, forse, parlare solo di strategia perché come dice, si legge nell’articolo, il guru del management Peter Drucker “La cultura mangia la strategia per il pranzo”.

 

Di fronte a questa cornice, dalla ricerca emerge come le organizzazioni con un approccio bottom-up riescano meglio a favorire la trasformazione digitale, insieme a una leadership libera dalle strutture del controllo e del comando. Questo perché affinché le nostre organizzazioni possano stare in questo mondo digitale serve in primis “uno spazio pronto ad ospitarlo: stiamo parlando di cultura” e quindi di comportamento sociale, norme e credenze di un gruppo che coinvolgono, accompagnano, guidano e danno fiducia alle persone.

 

Quali le caratteristiche di questo spazio e quindi i driver di una cultura che si possa definire digitale? Come stanno facendo queste realtà che hanno già una cultura digitale? Lungi dagli autori a fornirci dettagliate descrizioni che risulterebbero anche limitanti perché non rappresentative di ciascuna organizzazione, e chissà se adatte alla nostra, nell’articolo leggiamo come agilità, collaborazione, audacia ed esplorazione siano le parole chiave. L’intenzionalità rimane il motore per poter capire come implementare queste linee guida in norme, comportamenti e credenze adatte alla nostra organizzazione perché “La cultura non è qualcosa che ci capita”.

 

Leggi l’articolo: Stanford SOCIAL INNOVATION Review


Gerald C. Kane è professore di sistemi informatici al Boston College; Anh Nguyen Phillips è responsabile della ricerca presso il Centro Deloitte per la ricerca integrata; Jonathan R. Copulsky, preside in pensione di Deloitte Consulting LLP, insegna marketing, branding e tecnologia di marketing alla Northwestern University e Garth R. Andrus è un preside di Deloitte Consulting LLP.

“Developing Digital Culture”