In tema di ricollocamento sono molteplici gli approfondimenti e le analisi che si possono fare, in relazione anche al target direttamente coinvolto. Se si parla di ricollocamento manageriale la curiosità che può sorgere è in merito all’orientamento professionale e, nello specifico, alla sua efficacia in supporto a tale esigenza. In questa cornice, talvolta, l’orientamento professionale può essere una “soluzione”: così viene definita da Osvaldo Danzi, autore dell’articolo pubblicato sull’Harvard Business Review Italia.

 

L’autore argomenta quest’ultima riflessione evidenziando il carattere passivo dell’orientamento professionale “come se ci si affidasse a un medico” – si legge nell’articolo – e tale soluzione diventa così “utile esclusivamente al rafforzamento del proprio alibi di oggettiva impossibilità di trovare un lavoro”. Ma esiste poi, secondo l’autore, una soluzione attiva che richiede “azione” a chi è coinvolto e che tiene anche in considerazione i benefici e le opportunità offerte da un contesto veloce, social e interconnesso: il Personal Branding, definito come “una vera e propria costruzione della propria identità ai fini di una maggiore efficacia comunicativa della professionalità”. Tale prezioso know how è stato condiviso ed è oggi più che consolidato grazie – citando l’autore – a “uno su tutti: Business Model You di Tim Clark in collaborazione con Alexander Osterwalder, il papà del Business Model Canvas tanto in auge negli ultimi anni, tradotto in italiano da Luigi Centenaro”.

 

Come quindi il personal branding può soddisfare bisogni e desideri legati al ricollocamento? In primis Osvaldo Danzi considera che questa sia “una soluzione poco “gradita” a molti manager” e che sia necessario un “salto culturale” che abbia di nuovo il gusto e le caratteristiche di curiosità e conoscenza di nuove persone e nuovi modelli di business. Sì, anche le aziende sono coinvolte e si parla in questo caso di Corporate Branding ma potremmo estendere queste preziose riflessioni a più e diversi target, di certo con le dovute e specifiche declinazioni.

 

La parola d’ordine del Personal Branding è differenziarsi per superare “un percorso obsoleto che ancora vede nel curriculum il tentativo di reimmettersi in un mercato che viaggia a una velocità in cui il curriculum acquisisce un ruolo non all’inizio ma alla fine del processo”: quel processo, appunto, di costruzione della propria identità professionale per una sua efficace comunicazione dove, di certo, l’orientamento professionale può essere di gran valore nella misura in cui attiva, in prima persona, chi ne è coinvolto.

 

Leggi l’articolo: Harvard Busiess Review Italia.


Osvaldo Danzi è Senior Recruiter per SCR Consulenza e Presidente di FiordiRisorse. Inizia l’attività di recruiter nel 1997 e oggi collabora con SCR Consulenza seguendo le selezione di middle e top management. E’ il fondatore della Business Community FiordiRisorse, collabora con Wired Italia ed è contributor del blog di Linkedin sui temi legati al social recruiting e sul lavoro.

 

“Meno orientamento professionale, più Personal Branding”